I sintomi da reflusso gastroesofageo: verso una gestione condivisa



Presentato oggi il primo documento di orientamento su ruolo e organizzazione di tutte le diverse figure sanitarie coinvolte nella gestione del reflusso gastroesofageo, dal farmacista di comunità al gastroenterologo.
Il ruolo degli inibitori della pompa protonica nell’automedicazione con il supporto del farmacista, a vantaggio della salute del cittadino e dell’organizzazione del lavoro dei professionisti.

25 marzo 2015 - La pirosi e gli altri sintomi da reflusso gastroesofageo hanno un’elevata diffusione nella popolazione (oltre 44%), con una certa variabilità di comportamenti terapeutici non sempre ottimali.
Nella maggioranza dei casi il trattamento si basa sulla riduzione dell’acidità del contenuto gastrico. I sintomi da reflusso gastroesofageo si prestano a essere ben gestiti anche in un contesto di automedicazione responsabile. È generalmente facile riconoscere i sintomi da reflusso gastroesofageo ed individuare i segni più evidenti di eventuali condizioni sottostanti di interesse medico e suggerire un primo approccio di trattamento.
Una maggiore integrazione e comunicazione tra le figure sanitarie (farmacista, medico di medicina generale, specialista) è tuttavia necessaria per impiegare al meglio questa possibilità.

Questo lavoro presentato oggi alla stampa vuole suggerire alcune linee di indirizzo e contenuti condivisi utili per future iniziative orientate alla gestione ottimale del paziente con sintomi da reflusso gastroesofageo con un maggiore coinvolgimento della farmacia di comunità.

In particolare, il documento è il risultato consensuale e conclusivo di un gruppo di lavoro multidisciplinare composto dai principali attori coinvolti nella gestione dei sintomi da reflusso gastroesofageo: il farmacista, il medico di medicina generale, lo specialista gastroenterologo, con la partecipazione anche del farmacoeconomista per aggiungere la determinante visione economica nell’ambito di una corretta valutazione del problema.

Hanno partecipato al tavolo di lavoro:

Eugenio Leopardi – Presidente Utifar (Unione Tecnica Italiana Farmacisti)
Vincenzo Savarino Professore ordinario di Gastroenterologia; Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche (DIMI), Università degli Studi di Genova; Presidente SIGE
Enzo Ubaldi Medico di Medicina Generale; Specialista in Gastroenterologia e Scienza dell’Alimentazione; Responsabile Area Gastroenterologica della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie)
Enrico Keber – Farmacista clinico; Delegato SIFAC
Erika Mallarini – Professore SDA Bocconi (Public Management & Policy Department)
Guido Sanna – Medico Medicina Generale FIMMG; Specialista in Gastroenterologia

In merito ai vantaggi per il paziente e il SSN di un’integrazione maggiore gli esperti hanno evidenziato i seguenti punti:


  • possibilità di essere indirizzati subito verso gli approcci più efficaci
  • minore dispendio di risorse economiche out of pocket per cure di efficacia non provata e per visite specialistiche in regime privato non necessarie
  • minore grado di ansia del cittadino-paziente
  • diminuzione degli accessi impropri al medico di medicina generale
  • riduzione di conflittualità
  • migliore selezione dei pazienti che giungono alla valutazione di secondo livello
  • limitazione degli accessi impropri al pronto soccorso
-   La disponibilità degli IPP come farmaci di automedicazione offre un’opportunità per migliorare soprattutto la fase inziale di gestione del bruciore retrosternale, diventando un modello in cui sperimentare forme di integrazione dei ruoli professionali di farmacista, medico di medicina generale e specialista, a vantaggio della salute del cittadino, ma anche dell’organizzazione del lavoro dei professionisti.

Il documento di consenso è stato realizzato grazie al contributo professionale di Beppe Draetta.

L’iniziativa è stata resa possibile grazie al supporto incondizionato di Pfizer Consumer Healthcare.
Il documento è disponibile QUI.


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