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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2018

I nuovi dati su aflibercept dimostrano la possibilità di prolungare gli intervalli tra le iniezioni

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  I dati dello studio ALTAIR dimostrano che è possibile effettuare le iniezioni con un      intervallo di 12 settimane o anche più I nuovi dati sono stati presentati all’EMA per aggiornare le attuali informazioni sul prodotto   Milano, 26 febbraio 2018 – Bayer ha presentato all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) nuovi dati per aggiornare le attuali informazioni di prodotto relativi ad aflibercept, iniezione intraoculare.Gli studi recenti, infatti, dimostrano la possibilità di un’estensione dell’intervallo di dosaggio nel primo anno di trattamento . Se approvata, questa opzione terapeutica alternativa consentirebbe ai medici di prolungare l’intervallo fra un’iniezione   e l’altra, fino a 12 settimane e oltre, a seconda della necessità del singolo paziente nel primo anno di trattamento. Attualmente, le informazioni di prodotto su aflibercept , in pazienti con deficit visivo dovuto alla forma umida della degenerazione maculare senile (wAMD), raccomandano uno

Dermatologia: esperti italiani promuovono gli skinbooster come “terapia per la pelle”

Dall’impiego antiage a trattamento per migliorare l’aspetto in diverse condizioni dermatologiche Appena pubblicato sul Journal of Drugs in Dermatology un documento di consenso di esperti italiani sull’uso clinico dell’acido ialuronico NASHA (acido ialuronico stabilizzato di origine non animale): non solo come trattamento cutaneo anti-età ma anche come “terapia” che contribuisce a migliorare alcuni quadri clinici dermatologici agendo sulla qualità complessiva della pelle. Milano, 20 febbraio 2018 – L’acido ialuronico trova largo impiego in vari campi della medicina: dermatologia e chirurgia estetica, ma anche in oftalmologia, ortopedia e otorinolaringoiatria. In campo estetico viene solitamente utilizzato, oltre che per incrementare i volumi e correggere le pieghe e i solchi della cute, anche per la sua capacità di ripristinare l'idratazione ottimale della pelle richiamando acqua nel derma superficiale migliorandone elasticità e luminosità. Grazie alle sue particol

Capsula endoscopica: la metodica diagnostica in grado di far luce sulle aree buie dell’intestino

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L’evoluzione del dispositivo dal 2001 ad oggi, entrato nei LEA lo scorso anno,  ma ancora sottoutilizzato Milano, 15 febbraio 2018 – La capsula endoscopica è oggi la soluzione diagnostica più moderna, sicura e tecnologicamente avanzata disponibile per la visualizzazione dell’apparato digerente e in particolare del piccolo intestino (composto da duodeno, digiuno e ileo). Ciononostante, a sedici anni dal suo ingresso in Italia e dopo un’importante evoluzione tecnologica, risulta ancora sottoutilizzata: circa 7.500 casi l’anno contro i 25.000 francesi . Questo sebbene gli italiani siano stati tra i primi a impiegarla. Si tratta di una capsula monouso, ingeribile, dotata di una o due telecamere che acquisiscono immagini dell’intestino mentre lo percorrono sfruttando la sua naturale peristalsi. Lanciata in Italia nel 2001 in un solo modello, la capsula ha avuto negli anni una notevole evoluzione tecnologica, che la rende oggi disponibile in quattro modelli, ciasc